Sig transit gloria mundi

Sarà che a me hanno sempre insegnato un altro modo di fare giornalismo. Oddio insegnato non proprio. Nessuno allora ti insegnava nulla. Eri tu che dovevi prendere esempio, succhiare da quelli che ti sembravano i migliori. Io ci ho provato e non sempre ci sono riuscito. Ma l’ultima cosa che un giornalista dovrebbe fare è cedere al protagonismo. Al narcisismo. Diventare lui stesso la notizia. Per quello che dice e per quello che scrive. Per come lo dice. E per come lo scrive.

È un po’ ciò che accade con la nuova scuola (non proprio nuova a dire il vero) dei telecronisti sportivi. Tutti impegnati a urlare sguaiatamente, a scandire un’iperbole dopo l’altra. Tutti tesi a cercare una propria originalità, unicità, a diventare loro (e non ciò che commentano) i protagonisti. Marquez c’è. Su i motori. No trip for cats… Potrei andare avanti a lungo passando agli urlatori calcistici.

Già ma io prima parlavo di Sigfrido non di sport. Si era capito credo. Se si potesse una sola volta, in questo Paese, mettere da parte il proprio tifo, politico o calcistico che sia. E invece no. Critichi Ranucci sei di destra. Lo difendi sei di sinistra. Fascisti e comunisti. Un po’ come interisti e juventini.

Così ora che viaggia sulle nuvole dell’odio-amore popolare, preso dal fervore mitomane che evidentemente albergava in lui, il nostro Sig mi appare sempre più proteso a ergere se stesso a unico paladino della libertà di stampa, venerabile esempio di obiettività, libero da condizionamenti, duro e puro. Lui, solo lui e nessun altro.

Quindi direi che Sig è quasi pronto. Forse abbiamo un generale dall’altra parte del fronte. E forse il titolo di questo articolo è sbagliato: ora la vera gloria attende Sig, altro che transit.

 

Ps: leggo ora e copio qui perché condivisibile ciò che scrive Annalisa Cuzzocrea (Repubblica)

Per difendere Report e l’importanza di una trasmissione di inchiesta nella televisione pubblica, dovremmo forse smettere di costruire totem intoccabili e di pensare che ci siano portatori di verità assolute o programmi sempre infallibili. Dovemmo guardare agli errori del conduttore — che resta, secondo le carte giudiziarie, pur sempre la vittima di un attentato compiuto da un faccendiere con intenzioni oscure — senza usarli per distruggerne la reputazione, ma senza la condiscendenza dovuta a chi si considera dalla parte dei buoni.

Varenne, le sale, la democrazia, i social

Divago un po’, fa ancora tanto caldo e qualche sfogo devo pur trovarlo.

Saprete tutti che ieri è morto Varenne, 31 anni, il più grande trottatore di tutti i tempi. Stamane ho letto un sacco di articoli e una delle frasi che mi ha fatto riflettere l’ha detta Enrico Vanzina, sceneggiatore del mitico “Febbre da cavallo”, film di cui potrei citare a memoria almeno una ventina di battute. La riporto fedelmente.

“Le sale corse sono uno dei posti più democratici del mondo. Lì c’è parità sociale. Vera. Assoluta. C’è il principe e quello che sta in bolletta, non esistono povero e ricco, ci sono solo i matti, tutti uguali, con un solo argomento, con gli occhi fissi, la frenesia, le certezze. Tutti con la stessa malattia”.

Non mi vergogno ad ammettere che in gioventù anch’io ho frequentato per un po’ di tempo le sale (erano ben diverse dalle attuali, almeno credo) e Vanzina ha perfettamente ragione. È la stessa assonanza che c’è con quelle che, sempre anni fa, erano le sale biliardi, allora intrise di fumo. Ne abbiamo già parlato qui.

Potevi trovarci il dottore e l’operaio, il musicista e lo spiantato, il ladro e il poliziotto… Tutti accomunati dalla stessa malattia. Tutti con la stessa patente per giocare, parlare, discutere, litigare. La scala dei valori non era dettata dalla condizione sociale, semmai dalla capacità di fare filotto o di andare a un millimetro dal pallino. Così come nelle sale corse l’esperto (Stefano Benni direbbe il tennico) spesso era quello con meno soldi in tasca e più problemi nella vita di tutti i giorni.

Dunque democrazia? Probabilmente Vanzina ha ragione, però poi, ragionandoci, mi è venuta in mente un’altra cosa: la degenerazione apparentemente inesorabile in atto da quando i bar si sono trasferiti nei social. Per farla breve, ormai l’appiattimento impera e la cultura, lo studio, le conoscenze, sembrano quasi essere diventate un disvalore. Ora la signora Pina ti spiega come curare una polmonite meglio di un medico, poi c’è un tizio che recensisce ristoranti, altro che la guida Michelin. Per non parlare di chi ci spiega che la Terra è piatta, di quelli che nessuno è mai andato sulla Luna eccetera eccetera.

Democrazia? Non proprio. Mi sentivo più a mio agio in sala corse a studiare Trotto Sportsman e a confrontarmi col Dottore. Che non credo fosse davvero un dottore, ma almeno non mi prescriveva medicinali, solo vincenti e piazzati.

Un campione che se ne va

Ci ha lasciato un ex Campione Italiano: Orlando Candeloro più noto come Aldo. Vinse il tricolore a Cecina nel 1973. Di lui si parla in questo articolo del blog.

https://www.biliardoboccette.it/il-biliardo-nel-sangue/

La notizia mi è arrivata con un messaggio inviato ieri dalla figlia Patrizia.

Buongiorno campioni sono la figlia di Candeloro Orlando detto Aldo il campione italiano a Cecina di boccette nel 1973. Mio papà è andato via per sempre con il biliardo nel ❤️ un abbraccio a tutti Patrizia

In questa foto Candeloro è il quarto in piedi da sinistra,

Un abbraccio alla famiglia.